E’ possibile un consumo “etico” della carne?

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Alcuni ritengono che solo i vegetariani abbiano un’etica alimentare. Io penso che anche i “carnivori” (preferisco dire gli “onnivori“!) possano averne una! Il primo passo ritengo sia diminuire il consumo di carne rivedendo le nostre abitudini alimentari. Il secondo passo è imparare a scegliere consapevolmente la carne che acquistiamo. Ciò ha ripercussioni anche sul nostro benessere fisico, non solo sulla nostra coscienza!

Abitudini alimentari

Mi è capitato spesso di sentire da parte di certe signore, soprattutto di mezza età, cose del tipo: “Se non faccio un po’ di carne per cena, cosa metto in tavola?”. Eppure le loro nonne, probabilmente, non cucinavano carne che una volta alla settimana, mentre gli altri giorni se la cavavano con ingredienti più economici… Inoltre oggi sono tante le persone, specialmente giovani, che alternano abitualmente la carne (e il pesce) ad altre pietanze, innanzitutto i legumi.

Con i legumi si possono realizzare ottimi piatti. Recentemente vi ho proposto lo sformato di fagioli e patate alla senape. Ma esistono anche tante altre ricette, come crocchette, zuppe… Insomma, non mi sembra molto etico mangiare sempre carne solo perché “non si sa cosa mangiare altrimenti”.

Acquisto consapevole

Le foto che corredano questo articolo sono state scattate in Val di Fassa, durante la mia ultima vacanza. Vedendo questi animali pascolare tra le montagne, con l’aria buona e l’erba fresca, ho riflettuto sul fatto che c’è allevamento e allevamento.

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I pascoli sono in numero limitato: la maggior parte delle carni proviene dall’allevamento intensivo. L’industria, per andare avanti, ha bisogno di grandi numeri, anche a discapito del “benessere” degli animali. Ma le scelte che facciamo come consumatori possono influenzare positivamente (eticamente) le politiche aziendali. E’ importante quindi fare attenzione alla carne che scegliamo. Innanzitutto bisogna leggere l’etichetta, o, se acquistiamo al banco della macelleria, consultare il quaderno con le indicazioni obbligatorie per legge, controllando specialmente la provenienza.

Sicurezza della carne

Si sente spesso dire che la carne italiana è più sicura. Teniamo conto che nell’insieme della carne italiana c’è molta varietà qualitativa, dal prodotto più economico (tipo quelle cosce di pollo bianchicce spesso in offerta speciale) a quello “di eccellenza” (come le bistecche di razze bovine pregiate). Quindi non si può generalizzare, ma pur con i dovuti distinguo ritengo vero che la carne italiana offra una garanzia in più quanto a sicurezza: secondo un rapporto del Ministero della Salute del 2014 in Italia vengono eseguiti più controlli di quelli imposti dalla UE.

Benessere degli animali 

Non basta acquistare carne macellata e lavorata in Italia; scegliamo carne di animali nati e allevati in Italia, o almeno in UE. Il disciplinare europeo indica gli standard minimi per il benessere degli animali da reddito, dall’allevamento alla macellazione. In un allevamento gli animali non vivranno mai bene come su un pascolo di montagna, è chiaro; inoltre è lecito domandarsi se le norme vengano applicate col giusto rigore; tuttavia considerando che in alcuni paesi esteri il benessere animale non viene neppure preso in considerazione, scegliere carne italiana o europea appare comunque la scelta più etica.

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10 pensieri riguardo “E’ possibile un consumo “etico” della carne?

  1. Io ho anche letto una cosa negativa: l’Italia è uno dei paese dove gli animali da allevamento sono sì più controllati, ma anche quelli più riempiti di antibiotici! Io ho ancora la fortuna di abitare in un paesino, quindi diciamo che la carne che mangio per la maggior parte è quasi da considerarsi “bio”, se così vogliamo dire. Ma purtroppo è verissimo che nelle grandi città non si fa minimamente attenzione alla carne che si compra e – addirittura – il sapore è di nulla! E poi la gente mi diventa vegana! (finale a sorpresa!)

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    1. Sai, ho letto anch’io che si usano troppi antibiotici, ma ho anche letto di una ricerca che ha rilevato che il tempo che passa tra l’ultima somministrazione di antibiotici e la macellazione è comunque sufficiente a far sì che l’animale li smaltisca, e di antibiotici nella fettina che mangiamo ne rimangano ben pochi, tanto da non venire rilevati dalle analisi. Almeno questo è quanto ho letto, ti trascrivo il brano: “Un paio di buone notizie ci sono: non abbiamo trovato microrganismi resistenti ai Carbapenemi, antibiotici importanti perché ultima spiaggia per infezioni piuttosto serie e non abbiamo rilevato neanche residui veri e propri di antibiotici nel pollo. Questo non vuol dire che non sono stati usati negli allevamenti, ma che – se somministrati – i tempi previsti dalla legge tra la sospensione del farmaco e la macellazione sono stati rispettati e il medicinale è stato metabolizzato bene dall’animale e smaltito”. La fonte è https://www.altroconsumo.it/alimentazione/sicurezza-alimentare/news/antibiotici-nella-carne .

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        1. Grazie mille! 🙂 Sono consapevole che si tratta di un discorso molto vasto e che non è possibile esaurirlo in un post.
          La ricerca che ti ho indicato riguarda la carne di pollo, non so se la situazione sia analoga anche per le altre carni, però io mi sento tranquilla.
          Comunque la mia intenzione era focalizzarmi sul fatto che non c’è bisogno di diventare vegetariani per pensare con un po’ di coscienza a quello che mettiamo nel piatto! 🙂

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          1. Infatti è proprio quello che ho pensato: tanta gente crede che “oddio ci mettono gli antibiotici nella carne fa male” –> boom vegano! Ma secondo voi non mettono i pesticidi, i concimi e altra roba chimica pure su frutta e verdura? Bisognerebbe fare TANTISSIMA propaganda su tutto il cibo, perché nessuno si informa per davvero su quello che gli capita intorno, leggono il titolo e si danno al panico (come accaduto con: carni rosse, olio di palma e altro cibo che ora non ricordo)

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