Alfabeto di moda: D di Dress code

Alfabeto di moda_ D di Dress code by vitaincasa (1)

Per il mio alfabeto di moda, siamo alla lettera D, la D di Dress code. Il dress code è un insieme di regole, spesso specifiche e stringenti, relative all’abbigliamento da adottare in talune situazioni. In questo breve post cercherò di fare una panoramica. La prima cosa da dire… è che si parte sempre dall’uomo: in base all’abbigliamento richiesto per i signori, si regoleranno le signore!

White tie

Uomo: frac. Donna: abito da gran sera, o da ballo; guanti lunghi; decolleté con tacco medio. Per eventi di estrema ricercatezza, tipo un gala o un gran ballo.

Black tie

Uomo: smoking. Donna: abito da sera lungo, in alternativa abito da cocktail al ginocchio, scuro; decolleté o sandali da sera, con tacco medio-alto. Per occasioni eleganti, come una prima a teatro.

Per tie nei casi succitati si intende il papillon.

Esistono dei dress code formali ma meno solenni, che lasciano uno spiraglio all’interpretazione personale: black tie optional, black tie creative, lounge suit; qui si vuole mantenere un certo livello senza però obbligare gli uomini allo smoking; i signori potranno indossare un abito scuro, con cravatta, nera quando indicato; le signore un abito da sera più sobrio rispetto al black tie classico, ad esempio non lungo fino a terra; in alternativa, tailleur raffinato o pantalone con blusa elegante.

Cocktail

Uomo: giacca e cravatta, ammesso lo spezzato. Donna: abito da cocktail non necessariamente scuro; oppure pantalone e top un po’ particolare; sandali consentiti. Per eventi pomeridiani, tipo un vernissage.

Business formal

Uomo: completo grigio o blu, e cravatta. Donna: tailleur gonna o pantalone, linea attuale ma non sfacciatamente modaiola, colore tanto più scuro quanto maggiore è la formalità desiderata; raccomandate decolleté con tacco alto.

Business casual

Uomo: giacca e pantalone spezzati, cravatta opzionale. Donna: le possibilità sono molteplici; un’ottima base sono i pantaloni chino in colori neutri, con cardigan o camicette a seconda della stagione; scarpe chiuse.

Generalmente agli eventi dov’è richiesto un abbigliamento formale si accede su invito, un invito scritto, dove sarà indicato il dress code da adottare. Nel mondo business il dress code può essere specificato nel programma di una convention; ma nella quotidianità di molti uffici è una regola non scritta, tuttavia ugualmente vincolante.

Nell’immagine: la principessa Alexandra ad un ballo ufficiale, durante una visita reale in Australia, nell’estate del 1959, in un meraviglioso abito da ballo, dalla gonna vaporosa, con guanti lunghi e tiara. I gentiluomini intorno vestono white tie.


The image I used for my collage is free from Picryl.com

11 pensieri riguardo “Alfabeto di moda: D di Dress code

  1. Non amo troppo i dresso code, e per fortuna mi è capitato raramente di doverli rispettare.
    Al matrimonio di mio fratello, dove ero anche testimone di nozze, mi presentai senza cravatta per me l’ero dimenticata.
    Un parente mi diede la sua…

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  2. Che splendore la foto che hai scelto per accompagnare il testo! Tutto molto interessante; al di là del fatto che certe occasioni magari non siano così frequenti, mi piace un sacco conoscere le regole relative all’abbigliamento. Una parte del galateo molto affascinante!

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    1. Effettivamente per la maggior parte di noi le occasioni in cui sono richiesti certi dress code impegnativi sono limitate!
      Meglio comunque avere un’infarinatura per essere pronti in caso di necessità!
      Hai evidenziato giustamente il contatto tra il dress code e il galateo, che è molto stretto, e va al di là della moda.

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    1. Per molti in effetti non capitano molte occasioni in cui sono richiesti dress code formali. A volte sono semplicemente “linee guida” che si impongono spontaneamente in un ambiente.
      Ricordo certe discoteche in cui facevano “selezione all’ingresso”, praticamente non era richiesto un dress code specifico, ma non erano gradite le scarpe da tennis o altri capi troppo sportivi.

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  3. Foto bellissima, mi manca la buona creanza nel vestire di quello che vedo per strada. Un tempo andando in centro si vedevano signore vestite ” a modo” ora è la sagra delle bruttiadi. Sono a Ginevra ho ritrovato un minimo di eleganza.
    Dress code credo che i giovani nemmeno sappiano cosa sia! giorni fa ero al cinema a vedere dowton Abbey dove ci si cambiava per la cena… per dire!! baci Lori

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    1. La buona creanza nel vestire manca, e scarseggia ancora di più non appena inizia a fare un po’ caldo. Ormai si direbbe che molte fanno a gara a chi si sveste di più, per me certi eccessi al di là di dress code o meno sarebbero da evitare per rispetto personale e degli altri. Mah, qualcuno dirà che sono all’antica?

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